TRVPPINAPLES

21 Savage e la ‘Black Age’ degli Stati Uniti

“Non sarà violato il diritto dei cittadini di godere della sicurezza personale, della loro casa, delle loro carte e dei loro beni, di fronte a perquisizioni e sequestri ingiustificati; e non si rilasceranno mandati di perquisizione se non per motivi sostenuti da giuramento o da dichiarazione solenne e con descrizione precisa del luogo da perquisire e delle persone da arrestare o delle cose da sequestrare”.   

“In ogni processo penale, l’accusato avrà il diritto ad un procedimento pubblico e sollecito, con una giuria imparziale di persone dello Stato e del distretto in cui il delitto sia stato commesso; il quale distretto dovrà essere previamente determinato dalla legge; e avrà il diritto di essere informato della natura e del motivo dell’accusa; Di esser posto a confronto coi testi a suo carico; Di avere strumenti cogenti per ottenere testimonianze in proprio favore, e di avere l’assistenza di un avvocato per la sua difesa”.  

Così il IV e il VI emendamento della Costituzione americana parlano della naturale vocazione degli uomini alla libertà e di quanto questa sia preziosa per una società civile. Ma oggi, nel 2019, sappiamo che le cose non funzionano esattamente come abbiamo letto. E’ un periodo di forti squilibri sociali e di tensione in molti parti del mondo quello che stiamo vivendo, forse uno dei primi percepibili ai quali la nostra generazione assiste.
Gli USA, come anche l’Italia d’altronde e tante altre potenze mondiali, si sono resi protagonisti di una serie di provvedimenti restrittivi delle libertà individuali, abusi di potere che contraddicono le parole citate all’ inizio. Esattamente come il rock, ormai anni fa, riuscì ad entrare nei salotti buoni della politica, così l’hip-hop tramite i suoi rappresentanti sta diventando un importante interlocutore con le politiche globali, con fenomeni particolari in ogni paese.

In Italia l’ultimo esempio è stato la vittoria del festival di Sanremo di Mahmood, l’artista italo-egiziano già da tempo notato da grandi nomi del rap italiano come Guè e Fibra, il quale non ha ricevuto il benestare di una parte del pubblico, tra cui il ministro Matteo Salvini che con un suo immancabile tweet ha dato il via ad una tempesta social animata da un accentuato motivo razziale. Questo per capire quanto anche in Italia la musica sia arrivata ad essere interlocutrice con gli orientamenti politici del paese e quanto da questi sia messa sotto processo o per chi la rappresenta o per le sue tematiche scomode. ‘This is America’ di Childish Gambino fa il pieno ai Grammy e non è un caso se ciò avviene nel momento in cui le politiche sull’immigrazione e sulle libertà civili di Trump mietono vittime anche nel mondo del rap.
Uno studio del Pew Research Center del 2016 parla di una percentuale di afroamericani in America del 12%, ma questo dato sale al 33% se teniamo in considerazione gl’individui afroamericani presenti nelle carceri. Per motivi del genere personaggi come Jay Z e Meek Mill hanno  lanciato la Reform Alliance, una fondazione che ha come obiettivo la riforma del sistema carcerario americano; un argomento evidentemente molto sentito, e per la cui ridiscussione Barack Obama, pochi mesi prima della fine del suo mandato, aveva incontrato una delegazione di rapper, tra cui J Cole, Chance The Rapper e Nicky Minaj. Lo stesso Meek Mill è stato da pochi mesi rilasciato in seguito ad una diatriba giuridica riguardo la violazione della sua libertà vigilata e il possesso di armi da fuoco, fattore quest’ultimo che non dovrebbe essere così inusuale nel mondo magico di Trump; a far parlare, però, non fu l’arresto ma bensì le modalità processuali alquanto ambigue e dure.

Neanche due settimane dopo l’annuncio di Mill e Jigga, la domenica del 3 febbraio – durante la notte del Super Bowl – 21 Savage è stato arrestato dall’ICE, con l’accusa di essere un immigrato irregolare. L’ICE (cioè l’Immigration and Customs Enforcement) è una delle più giovani agenzie governative americane. Nata nel 2003 a seguito di una riorganizzazione del Dipartimento di Difesa, l’ICE dovrebbe occuparsi di tutto ciò che riguarda l’immigrazione e la difesa delle frontiere americana e nel tempo si è ritagliata man mano il suo spazio (e il suo budget, oggi a circa 6 miliardi) e con essa hanno cominciato ad acquisire potere i suoi agenti. Le accuse rivolte a 21 sono state da subito molto chiare: il rapper non sarebbe nato ad Atlanta – come invece risaputo da fan e media – ma in Inghilterra, ed è entrato negli USA con un visto temporaneo poi scaduto. Dopo una iniziale reticenza da parte degli avvocati, contestualmente alla pubblicazione di un certificato di nascita è stata fatta chiarezza con un comunicato: «Mr. Abraham-Joseph è nato nel Regno Unito. È arrivato legalmente negli Stati Uniti con un visto H-4 ed è stato presente in maniera continua negli USA per circa 20 anni, se si esclude qualche breve soggiorno all’estero». Il visto H-4 è quello che viene assegnato ai familiari (soprattutto minori) di chi entra negli USA per lavoro temporaneo. Possiamo dunque assumere che il padre di 21 sia arrivato ad Atlanta dall’Inghilterra per lavoro.

Ci sono varie cose che non tornano nella vicenda, ad esempio, dato che nel 2014 21 Savage è stato arrestato per possesso di droga com’è possibile che nessuno si fosse accorto di nulla? E inoltre, avendo tutte le carte in regola per farlo, perché 21 non ha mai fatto richiesta di visto? Secondo alcuni la detenzione appare specialmente vendicativa, parte di una lunga storia di autorità che utilizzano i testi hip hop per accusare, profilare e molestare gli artisti. L’ICE è uno degli organismi più rappresentativi della politica di Trump, uno di quegli uffici governativi che durante le elezioni del 2006 aveva apertamente sostenuto la candidatura del magnate della finanza alla presidenza USA. Con un post molto condiviso sui social, Jay Z ha definito tutto il caso di 21 una “farsa”, annunciando di aver assunto un avvocato per lavorare al caso. Gli hanno fatto eco diverse organizzazioni di attivisti per i diritti umani, compreso Black Lives Matter, riuniti dall’hashtag #Free21Savage. Alla fine, dopo 9 giorni di detenzione in stato d’isolamento, 21 Savage è stato rilasciato su cauzione, e attende di conoscere adesso il suo futuro e il processo che gli verrà riservato. Possiamo renderci conto che siamo arrivati ad un momento storico in cui sono pochi i mezzi rimastici per la nostra libera espressione e forse l’ultimo è proprio la musica che non smette di lottare per dire la propria verità, anche a costo di sacrificare sé stessa. Tutto questo rappresenta una risposta per quanti non vedono in questi generi musicali contenuti concreti, quando invece vediamo in maniera evidente il peso politico che questa musica e i suoi rappresentanti stanno riscuotendo.

Piermichele Vergara

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Antonio Alaia

Alaia Antonio, nato il 2 maggio 1998.
Studente di lettere moderne, attore nella compagnia teatrale "Schultz" di Napoli, redattore presso il magazine "La Testata" e collaboratore di "Trvppinaples"

Rebecca Grosso

Rebecca Grosso, nata a Napoli il 26 maggio 2000. Redattrice scientifica presso il magazine online "La Testata" e collaboratrice per TRVPPINAPLES.

Carlotta Maschio

Carlotta Maschio nasce a Napoli nel 1994 sotto il segno del capricorno. Si laurea in Lettere Moderne presso la Federico Secondo di Napoli, dopo aver conseguito il diploma liceale socio-psico-pedagogico. Attualmente è già redattrice presso il magazine online “La Testata” e presso il magazine online “Neomag”. Si occupa principalmente di costume e moda. Aspira ad ottenere il ruolo di direttrice presso Vogue Us.

Piermichele Vergara

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Fulvio Mele

Classe '96, laureato in Sociologia alla Federico II di Napoli, scrive per Informare, magazine di promozione socio-culturale, dal 2013.
Per Informare è stato anche vicedirettore dal 2016 al 2018.
Giornalista pubblicista da Marzo 2016.