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Roberto Saviano e le bandiere jiahadiste di Enzo Dong

Perché Roberto Saviano tenta invano di collegare il fenomeno delle baby gang alla scena rap partenopea?

Perché Roberto Saviano tenta invano di collegare il fenomeno delle baby gang alla scena rap partenopea?

Pochi giorni fa l’autore di Gomorra ha tenuto un ciclo di conferenze negli States per l’uscita internazionale del suo ultimo libro ‘La paranza dei bambini’; durante uno di questi incontri Saviano analizza il video di Enzo Dong ‘C guard a fa?’, sottolineando la presenza in quest’ultimo di bandiere inneggianti l’organizzazione terroristica dell’ISIS.

Se porgiamo un po’ più d’attenzione a questi vessilli è facile notare che le lettere non appartengono all’alfabeto arabo, né ci sono parole che inneggiano qualche dogma jihadista, queste bandiere portano semplicemente scritto il nome del rapper del Don Guanella che, anzi, dall’inizio del suo successo sta cercando di sfruttare la sua posizione per aiutare i bambini e i ragazzi delle periferie di Napoli a crearsi un futuro e una vita alternativa a quella offerta dalla criminalità organizzata.

Sottolineo che per noi di TRVPPINAPLES, in quanto redazione, è assurdo commentare un episodio del genere, visto che sarebbe bastato solo un pizzico di osservazione in più e soprattutto non ci aspettavamo che un custode della verità, come Saviano cerca di apparire, arrivasse a questi livelli per un proprio tornaconto.

Per chi come il sottoscritto ha la fortuna di scrivere e di confrontarsi col mondo del giornalismo è davvero inspiegabile una tale caduta di stile tesa solo a una spiegazione semplicistica di quello che la scena rap napoletana sta rappresentando per le periferie.

Non si è fatta attendere la risposta di Enzo Dong sui social: il rapper attraverso delle storie Instagram ha manifestato il suo dissenso riguardo alle diffamazioni di Saviano e ha chiesto un confronto diretto. Uscite di questo genere non sono nuove d’altronde: è di un anno fa l’intervista in cui Saviano spiega come le nuove leve della criminalità organizzata siano in stretto collegamento con il panorama rap sia per le tematiche che per l’estetica che la scena partenopea porta con sé. Senza dubbio un collegamento vi è , ma non segue le logiche complottiste  di Saviano.

La musica rap nasce come forma di espressione per le periferie , come urlo d’aiuto di generazioni di dimenticati e sappiamo che a Napoli queste generazioni sono folte di bimbi sperduti, ragazzi lasciati alla strada e che solo la musica riesce a guidare in certi casi.

Artisti come Enzo Dong, come le Scimmie o anche lo stesso Luchè raccontano storie di realtà che non hanno mai conosciuto nulla al di fuori della camorra, e servirsi di questo dato per giustificare una teoria secondo la quale la scena rap con le sue storie va di pari passo con l’espansione del fenomeno delle stese e delle baby-gang, attingendo addirittura dall’Isis, beh ci sembra di pessimo gusto.

Saviano in primis, inoltre, dovrebbe essere consapevole del business che genera il racconto di determinate tematiche, quindi non è da lui che ci aspettiamo sermoni o lezioni riguardo quest’argomento. Forse queste sue teorie diffamatorie sono solo frutto di una sorta di ‘gelosia’ nei confronti di chi ha deciso di raccontare le cose in un’altra maniera. La speranza è che Saviano accetti il confronto con Dong e che questo porti ad una maturazione del suo pensiero riguardo quest’argomento.       La cultura pertenopea con tutte le sue sfaccettature non ha bisogno di essere sostenuta o lodata da certi personaggi né tantomeno si nutre di queste, i populismi nel Rap Game non servono, questa non è Montecitorio.

 

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Piermichele Vergara

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Alaia Antonio, nato il 2 maggio 1998.
Studente di lettere moderne, attore nella compagnia teatrale "Schultz" di Napoli, redattore presso il magazine "La Testata" e collaboratore di "Trvppinaples"

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Rebecca Grosso, nata a Napoli il 26 maggio 2000. Redattrice scientifica presso il magazine online "La Testata" e collaboratrice per TRVPPINAPLES.

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Carlotta Maschio nasce a Napoli nel 1994 sotto il segno del capricorno. Si laurea in Lettere Moderne presso la Federico Secondo di Napoli, dopo aver conseguito il diploma liceale socio-psico-pedagogico. Attualmente è già redattrice presso il magazine online “La Testata” e presso il magazine online “Neomag”. Si occupa principalmente di costume e moda. Aspira ad ottenere il ruolo di direttrice presso Vogue Us.

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Fulvio Mele

Classe '96, laureato in Sociologia alla Federico II di Napoli, scrive per Informare, magazine di promozione socio-culturale, dal 2013.
Per Informare è stato anche vicedirettore dal 2016 al 2018.
Giornalista pubblicista da Marzo 2016.