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Cosa ci ha lasciato XXXTENTACION?


Nel giudicare un personaggio pubblico è spesso difficile scindere l’uomo dall’artista.
Ancor più difficile farlo con Jahseh Swayne Onfroy, noto a tutti come XXXTentacion, dato che è difficile mitizzare qualcuno che nella sua vita è stato tutt’altro che una brava persona.
Non sarà un’elencazione delle sue malefatte (per quello c’è Wikipedia), tantomeno vuole essere una mera giustificazione della vita violenta e dissoluta, ma un’analisi della sua arte, così fortemente emersa nel panorama Hip Hop e Trap internazionale, a partire dalla sua contraddittoria personalità.
Un disagiato, figlio di immigrati, cresciuto in un contesto pessimo.
Un personaggio che a prima vista ti sta sulle palle per quei tatuaggi sulla faccia da tossico e lo sguardo da sbruffone ignorante. In realtà lui a differenza del 90% dei trapper boys, a differenza del Trash Trap (vedi Young Signorino) qualcosa da dire ce l’aveva.
XXXTentacion è il riflesso di una società dura, è la realtà di coloro che crescono in un ambiente complicato. Delinquenza, povertà, droga. Ha trovato rifugio nella musica, urlando al mondo tutto quello che aveva dentro, tutti i sentimenti repressi, tutta l’aggressività e l’odio che aveva ricevuto. Si stava evolvendo bene ed aveva appena 20 (VENTI!) anni. L’album “17”, rilasciato nell’agosto dello scorso anno, fu un tassello importante per la carriera del giovane rapper, un radicale cambiamento, sebbene a distanza di pochi mesi, da quel Gangsta Trap di Revange, precedente album. Sembrava essere l’inizio di una maturazione artistica interessante. Invece fu il suo punto di arrivo. L’angoscia, la solitudine, la depressione, il suicidio. Lui ha parlato dei mostri che ognuno si porta dentro e che probabilmente hanno avuto la meglio sulla sua personalità molto più fragile di ciò che mostrava. Sarà pur omicidio, ma la sensazione è che Onfroy ha sempre avuto la percezione di poter morire presto. Lui era cosciente che chi coltiva odio riceve odio.
Mi piace pensare che era pronto a sconfiggerli quei suoi mostri, che sarebbe cambiato e chissà quanto ancora ci avrebbe fatto emozionare. Mi piace pensare che la sua “revenge”, il suo modo di vendicarsi per la sua vita amara, fosse quello di lasciare in testamento “17”, per stare vicino a tutti i ragazzi che condividono il suo vissuto, ricordandoli di combattere, distruggere tutto ciò che ci logora dentro e ci sopraffà.
XXXTentacion ci ha dato soprattutto la certezza che il Trap può essere anche impegnato, con dei testi forti e rappati bene, molto di più di un banale elenco di marche costose. Il suo essere violento ma allo stesso tempo sensibile (nonostante quel tatuaggio Numb in volto) la sua energia mista ad una profonda depressione hanno permesso una sintesi tematica geniale tra i due lati opposti che ognuno si porta appresso: il bene e il male.
Un’artista duttile ed eclettico, che ci ha lasciato dei pezzi aggressivi che hanno influenzato e influenzeranno l’intero genere Trap come il celebre Look At Me e altri di un così alto spessore di forma e contenuto paragonabili ai fasti dell’Hip Hop più puro, come Jocelyn Flores.
Al di là di tutto, delle inutili parole e dei giudizi banali, è una perdita per un genere la cui enorme crescita di seguaci è indirettamente proporzionale alla qualità.

“Kill me now, numb the pain, I just want it to stop
Run away, run away from my broken heart
Kill me now, numb the pain, this is just the start”

Di Fulvio Mele

Fulvio Mele

Classe '96, laureato in Sociologia alla Federico II di Napoli, scrive per Informare, magazine di promozione socio-culturale, dal 2013.
Per Informare è stato anche vicedirettore dal 2016 al 2018.
Giornalista pubblicista da Marzo 2016.

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Alaia Antonio, nato il 2 maggio 1998.
Studente di lettere moderne, attore nella compagnia teatrale "Schultz" di Napoli, redattore presso il magazine "La Testata" e collaboratore di "Trvppinaples"

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Classe '96, laureato in Sociologia alla Federico II di Napoli, scrive per Informare, magazine di promozione socio-culturale, dal 2013.
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Giornalista pubblicista da Marzo 2016.